BAMBINI TIMIDI E INSICURI: COME COINVOLGERLI, CHE GIOCHI PROPORRE, COSA FARE - Psicomotricista Ilaria Palvarini
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BAMBINI TIMIDI E INSICURI: COME COINVOLGERLI, CHE GIOCHI PROPORRE, COSA FARE

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BAMBINI TIMIDI E INSICURI: COME COINVOLGERLI, CHE GIOCHI PROPORRE, COSA FARE

Qual è l’attività preferita dal bambino? Il gioco! Il gioco è un’attività che ha molte ragioni per essere rispettata e pochissime per essere contenuta. Il gioco in tutte le sue forme è un’esperienza fortemente significativa per il bambino e profondamente utile per il suo sviluppo e per l’acquisizione di un adeguato equilibrio psichico, emotivo, comportamentale e dunque socialmente funzionale. Saggiamente da adulti si continua a farne buon uso con attività diverse, fra cui gli hobby.

Anche i giochi più “turbolenti” hanno una propria utilità e vanno lasciati fare entro certi limiti di spazio, tempo e sempre nel rispetto degli altri e delle regole di base.
Un bambino che non gioca è un bambino che non sta vivendo appieno se stesso, in quanto il gioco è la sua principale attività e per suo tramite egli sperimenta, impara a conoscere i propri limiti e le capacità. Occorre sempre osservare il gioco dei propri bambini per accertarsi che sia piacevole, che vi mettano curiosità, inventiva, immaginazione, poiché sono le caratteristiche primarie del gioco del bambino sereno. E’ viceversa opportuno farsi qualche domanda se il gioco è in apparenza povero, ripetitivo, poco vario, o se il bambino sembra non provare piacere durante l’attività. In questo caso bisogna cercare di capire perché egli non dimostra interesse al gioco, oppure ne scelga uno in maniera ripetitiva, o ancora perché rimane in disparte o cerchi solo la compagnia di persone adulte. Queste citate, sono alcune delle manifestazioni di approccio inadeguato al gioco che meritano attenzione da parte dei genitori e di altre figure istituzionali.

 

Il gioco contiene in sè alcuni aspetti che vanno opportunamente stimolati

 

L’aspetto affettivo: è di fondamentale importanza che la mamma, il papà, la sua famiglia giochi coi propri figli fin dalla nascita, perché è in questo ambiente protetto dove si coltiva un equilibrio fra capacità e limite, successo e sconfitta, gioia e mortificazione….e altri sentimenti che sono alla base di una equilibrata personalità.

 

L’aspetto funzionale: il gioco proposto deve essere adeguato/funzionale all’età del bambino ed occorre evitare di pressarlo con suggerimenti ed istruzioni complicate ma, pur rimanendo disponibili e collaborativi, è importante lasciargli invece tutto il tempo di cui ha bisogno per entrare nelle modalità di quel gioco che attira la sua curiosità.

 

L’aspetto soggettivo: il gioco proposto deve tener conto delle inclinazioni naturali del bambino, senza costringerlo in attività che spontaneamente rifiuta. Certo che tutto si può proporre, ma poi è opportuno valorizzare le sue richieste di gioco alternativo.

 

L’aspetto sociale: oltre che con la propria famiglia, il bambino deve giocare con gli altri bambini, più o meno della sua età, a scuola , nella propria casa, al parco. Il gioco si arricchisce di varie funzioni: diventa aggregante, agonistico, simbolico… si affermano le relazioni sociali.

Poniamo ora che tutti gli aspetti del buon gioco sopra descritti siano stati assolti ma che il bambino resti sempre in disparte, guardi giocare e non partecipi, come mai?
Certamente questo atteggiamento potrebbe essere riconducibile anche ad una componente caratteriale del bambino, che varrebbe la pena di approfondire, ma potrebbero esserci delle difficoltà comunicative o visuo-spaziali oppure potrebbero essere presenti difficoltà a livello percettivo e motorio per le quali alcune attività risultano effettivamente difficili per il bambino e lo spingono a chiudersi nel proprio guscio, a stare solo con gli adulti che conosce, ad utilizzare sempre gli stessi oggetti e a giocare a sempre allo stesso modo perché ciò gli dà sicurezza.

Cosa può fare un genitore o un insegnante per favorire il coinvolgimento nel gioco? Come aiutare il bambino ad accumulare tutte le esperienze significative, fondamentali per lo sviluppo e la crescita, che solamente il buon gioco può fornire durante l’infanzia? La psicomotricità ci fornisce spunti validi di riflessione ed intervento e quelli che sono elencati di seguito possono essere tenuti in considerazione anche per le attività a scuola o a casa.

Per prima cosa bisogna conoscere il bambino e capire quali sono le attività che preferisce e per quali giochi è portato. Evitare oggetti o ambienti che lo spaventano o lo infastidiscono. Notare se preferisce come compagno di giochi un coetaneo oppure l’adulto. Sicuramente è meglio partire dai giochi in cui si sente più capace e nei quali è effettivamente più bravo perché il primo obiettivo è migliorare l’autostima e il senso di autoefficacia. Sottolineare le abilità del bambino, sottolineare quando è l’adulto a sbagliare, dare un rimando emotivo quando si perde, rimarcando la propria voglia di riprovarci e di impegnarsi a fare meglio. Così come è importante porsi modello concreto su che cosa significhi il fare meglio (afferrare la palla con più forza prendere, la mira per il tempo sufficiente prima di provare a fare canestro e così via..).

 

Di seguito vengono proposti tre esempi di giochi a seconda delle preferenze del bambino:

 

CANALE SENSORIALE

Manipolazione di materiali, cui facciano seguito delle costruzioni oppure impasti per modellare; massaggi e giochi di solletico per entrare in contatto.

 

CANALE MOTORIO

Le attività con la palla favoriscono il coinvolgimento ma vanno proposte soltanto quando si è certi che il bambino si trovi a proprio agio con esse. La palla, infatti, per qualcuno può essere un oggetto “pericoloso” poiché tende a sfuggire al controllo, può fare il rumore, può colpire.. Inizialmente è preferibile proporre le stesse attività sostituendo la palla con oggetti morbidi o sacchettini contenenti vari materiali. Utili invece le palle di spugna ed i palloncini.

 

CANALE SIMBOLICO

Il gioco simbolico con personaggi in miniatura come pupazzetti, soldatini, piccoli animali, per il fatto di non dover agire in prima persona, ma muovendo oggetti che richiamino nettamente la finzione, può essere un facilitatore per i bambini particolarmente insicuri. È un tipo di gioco che può essere svolto anche in silenzio perché le azioni dei personaggi “bastano a se stesse” e questo tranquillizza il bambino e lo rende più disponibile ad accettare che il partner di gioco si intrometta modificando o ampliando le loro possibilità di utilizzo. Attenzione che l’aiuto non diventi “intrusione” o forzatura del progetto di gioco del bambino.

 

ALCUNI SUGGERIMENTI

Curare lo spazio di gioco: Preparare un clima sereno ed accogliente per esempio con l’ausilio della musica, di luci soft, di ambienti morbidi

Istituire dei “rituali” e creare delle routine stabili per esempio un saluto in codice, mettersi le calze antiscivolo, prendere una caramella alla fine, scegliere un disegno da colorare o la canzone da ascoltare prima di andare via.

Ricordare le regole prima di iniziare a giocare: i bambini insicuri ed inibiti, paradossalmente, hanno bisogno di più regole di quelli vivaci, la regola infatti dà sicurezza e permette al bambino di aver chiaro tutto quello che gli è possibile fare senza sbagliare, in quale spazio muoversi, come e per quanto tempo. A tal proposito è inoltre preferibile avvisare in anticipo il bambino quando il tempo del gioco si sta per concludere.

Far scegliere al bambino quali giochi vorrebbe fare (la motivazione è importantissima!). Si suggerisce di evitare la domanda aperta, proponendo invece due possibilità tra cui scegliere, oppure preparare dei bigliettini con le attività preferite e farne pescare una al bambino.

Evitare di commentare, anche scherzosamente, il comportamento del bambino con frasi come “Certo che sei proprio un gran chiacchierone!” o cercare di convincerlo, a parole, che l’importante è partecipare o che se si sbaglia non succede nulla.

In ultimo, visto che andiamo incontro alla bella stagione, possiamo trovare nell’acqua un valido alleato , sempre che il bambino non abbia paura, o facendolo avvicinare gradualmente; possiamo servirci del l’acqua per creare un contenimento avvolgente perchè permette di rilassarsi, allentare la tensione, liberare movimenti che non sono usuali sulla terraferma. Permette di sperimentare vari giochi di respirazione che sono fondamentali per ritrovare l’equilibrio psicofisico. L’acqua inoltre consente alcuni giochi detti di attivazione sociale, come la gara degli spruzzi o delle bolle e, da non dimenticare, gli slanci di fiducia verso l’altro, com’è il tuffarsi per essere presi, al sicuro, nell’abbraccio dell’altro.

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