EMOZIONI IN GIOCO - Psicomotricista Ilaria Palvarini
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EMOZIONI IN GIOCO

EMOZIONI IN GIOCO

Il bambino mette in gioco le proprie emozioni molto precocemente: inizialmente avrà come unico strumento il pianto che, per un orecchio esperto come quello della figura di riferimento, sarà già ricco di significato. Il suo pianto comunica che qualcosa in quel momento non gli fa piacere: fame, sonno, mal di pancia….insomma sta dicendo che è a disagio. Già a circa un mese e mezzo di vita è in grado, grazie alla comparsa del sorriso sociale, di rispondere intenzionalmente al sorriso e alle stimolazioni del proprio interlocutore. Via via le espressioni del volto si fanno più varie, precise e raffinate; compare la risata, il bambino diviene sempre più protagonista dello scambio sociale ampliando il proprio bagaglio emotivo che inizierà ad esprimere anche modulando i propri vocalizzi nel ritmo e nell’intensità. Diverrà sempre più evidente il temperamento di base del bambino, soprattutto quando inizia a vivere le prime esperienze autonome come quelle che richiedono uno spostamento “a gatto” o tramite il cammino. Ci sarà chi ha più o meno paura.. ma siamo noi adulti a mettere questa etichetta verbale: “paura”. Il bambino prova paura ma non è consapevole di provarla, non è ancora in grado di fare un ragionamento riguardo ai propri stati emotivi e, non essendo in grado di rappresentarseli mentalmente, fa fatica anche a comunicarli verbalmente o tramite il gioco simbolico. Parallelamente all’aumento della presa di coscienza dei propri stati emotivi interni, si noterà un aumento della rappresentazione di questi, e quindi anche della possibilità di trovare strategie per contenerli, superarli, rielaborarli. Per questo è importante lasciare al bambino la possibilità di scoprirli, vivendoli in prima persona e aiutandolo ad esprimerli e, quando sono violenti, a contenerli con atteggiamento empatico. Aiutarlo a dargli un nome e manifestarli in modo adeguato e socialmente accettabile. L’adulto offre la propria esperienza ponendosi come specchio, contenitore, “canalizzatore” e soprattutto come modello. In che modo? Attraverso l’attenzione verso il bambino, possiamo cogliere segnali inequivocabili di ciò che sta vivendo: a seconda dell’emozione e dello stato mentale in cui si trova varierà la propria postura, la gestualità, le espressioni. Sono tutti segnali visibili di ciò che sta provando. Per prima cosa dovremo dargli un nome, ad alta voce. Cercare di restituire al bambino una ipotesi di ciò che sta vivendo. Ricercare insieme una causa: “Sei felice! Sei felice perché tra poco andiamo dalla nonna?!” e dare all’emozione delle caratteristiche “Si vede che sei felice, hai un sorriso grande, ti muovi su e giù, continui a parlare..”. Questo procedimento andrebbe fatto per tutte le emozioni, soprattutto quelle negative, dicendo per esempio che “Anche la mamma quando è triste, ha lo sguardo abbassato, e magari scende anche una lacrima.. Magari si è tristi perché si voleva giocare con il proprio bambino e invece bisogna fare le faccende in casa.. Ma se si fanno oggi allora domani c’è il tempo di giocare e la tristezza passa. Vedrai che bisogna portare pazienza e poi passa”. Possiamo anche servirci di giochi che ci permettono di esprimere le emozioni e di rielaborarle…ecco alcuni esempi:

 

GIOCHI E ATTIVITA’

 

Filastrocche e fiabe sulle emozioni: consentono al bambino di vivere i vari stati emotivi prendendo al contempo una certa distanza dai propri vissuti in modo da renderli più facilmente gestibili. Dopo averle ascoltate individuare le diverse emozioni e le loro cause

Raccontare una storia che parli di un’emozione rappresentandola con delle marionette oppure creare delle maschere di cartoncino che rappresentino diverse emozioni oppure disegnarle su dei palloncini gonfiati. Mettere a disposizione del bambino stoffe e tessuti per i travestimenti.

 

Mimo: che emozione sono? Oppure: pensare un’emozione e recitare il contrario. L’altro deve dire l’emozione che era stata pensata.

 

Messaggio marziano: Utilizzare suoni e parole senza senso per raccontare situazioni e dialoghi che rappresentano diverse emozioni, enfatizzate dal tono della voce, dal volume, e dalle sonorità usate.

 

Tombola delle emozioni: Preparare dei tabelloni con rappresentati tanti personaggi con diverse emozioni. Una copia degli stessi personaggi va racchiusa in un sacchetto da cui si pesca un personaggio e si dice il nome dell’emozione (senza farla vedere). Vince il primo che completa correttamente la propria tabella.

 

Indovina chi delle emozioni: Preparare dei tabelloni con rappresentati tanti personaggi, alcuni con le stesse emozioni ma caratteristiche differenti (occhiali, cappello, barba, occhi azzurri etc).

 

Espressione artistica: associare un colore ad un’emozione

Si dispongono vari cartellini colorati e si propone di associare ogni colore a un’emozione. Oppure far dipingere al bambino, meglio se il foglio è grande e se si utilizzano i colori a dita, una musica che gli ispira una determinata emozione, o una situazione. La si può rappresentare anche in modo astrattao. Se ciò dovesse risultare difficile per il bambino, si può rappresentare in modo astratto attraverso la musica, variando gli strumenti, il ritmo, il volume etc.

Capire da alcune vignette, che stato d’animo vivono i personaggi, specificando da cosa si capisce e intuendo il perché provano quell’emozione.

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