IL CAMMINO - Psicomotricista Ilaria Palvarini
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IL CAMMINO

imparare a camminare bambino

IL CAMMINO

Cosa c’è un po’ più in là?

Quando il bambino comincia a capire che da solo può muoversi, raggiungere giocattoli che gli piacciono o persone interessanti, nasce l’esigenza di appropriarsi dello spazio che lo circonda. Il cammino nasce come la risposta al bisogno di ottenere un proprio soddisfacimento che può essere il più svariato. Può raggiungere “quella cosa” prenderla, usarla, mangiarla, spostarla portandola con sé ed è una grande conquista personale perché, a differenza di quando gattona o striscia, Il bambino, camminando, ha finalmente le mani libere! 

Camminare non è però cosa semplice, richiede forza, buon equilibrio, capacità di dissociare i movimenti di alcune parti del corpo. In quanto risposta ad un bisogno, ogni bambino troverà il proprio modo per rispondervi, e potrà farlo molto presto oppure più tardivamente. La comparsa del cammino autonomo fisiologicamente può avvenire fra i 12 e i 18 mesi. Che cos’è che può influire sull’inizio di questo nuovo modo di godere il mondo?

Certamente il carattere, i bambini più coraggiosi cammineranno prima, mentre i più timorosi si faranno influenzare dalle prime cadute, o dall’ansia dei genitori, aspettando ancora un po’.

In secondo luogo l’ambiente di vita: spazi ampi, ricchi di stimoli visivi e uditivi fanno sentire con più forza l’esigenza di tale progresso.

La sicurezza di sé è molto importante e riguarda il rapporto con le figure parentali: i primi distacchi dalle mani che lo hanno sorretto fino a quel momento non sono soltanto fisici, ma ancor prima sono psicologici e affettivi come a dire: “Ciao io vado, ma poi so che quando torno vi ritrovo qui!”

La maturità cognitiva: abbiamo detto che nasce come risposta ad un’esigenza, pertanto finchè questa non compare, il bambino continuerà a spostarsi a gattoni accrescendo e rinforzando la sua muscolatura, la percezione del suo corpo e dei suoi movimenti, il suo equilibrio e la sua intenzionalità.

La maturità neuromuscolare: prima di spostarsi in posizione eretta il bambino dovrà sentirsi capace di mantenersi in piedi in equilibrio, spostando il peso e la forza muscolare da una gamba all’altra oltre che avere la certezza di potersi riparare prontamente dalle cadute poggiando le mani a terra.

I genitori assistono ai primi passi con un misto di sentimenti ed emozioni, godendo dello spettacolo con meraviglia e soddisfazione. Lasciamo che sia il bambino però a decidere quando è il momento giusto.

Evitiamo di forzarlo ma semmai rinforziamolo stimolandolo… come?

Organizziamo lo spazio domestico con oggetti abbastanza stabili che lui possa spingere per camminare, come le sedie o qualche scatolone adatto alla sua statura e riempito con vari oggetti in modo che sia della pesantezza adeguata per essere spinto dando supporto senza tuttavia creare eccessiva resistenza.

Divani e poltrone, tavolini e mobili muniti di paraspigoli, possono essere utilizzarli come corrimano per spostarsi lateralmente

Disponiamo lontano da lui alcuni fra gli oggetti che lo attraggono di più per stimolarlo a raggiungerli.

Evitiamo invece di forzare il bambino perché arrivi prima e presto a camminare, pertanto NO AL GIRELLO!

Ci sono più motivi per dire no al girello, alcuni riguardano l’aspetto fisiologico, altri quello psicomotorio e relazionale. Infatti Il suo utilizzo sottopone le ossa a carichi prolungati e posizioni errate che a loro volta, inducono al cammino sulla punta dei piedi e possono portare al varismo delle ginocchia.

Il girello dunque preclude la maturazione di un’andatura spontanea, ostacola lo sviluppo armonioso della muscolatura ed inoltre può essere di impedimento allo sviluppo del senso dell’equilibrio e dell’abilità di ‘cadere bene’. Equilibrio e funzione paracadute (cioè portare le mani avanti quando si cade) sono abilità fondamentali per imparare a stare in piedi, rialzarsi, camminare, avere riflessi pronti per evitare le cadute o riducendo il danno da queste procurato. E’ sperimentando tutte queste azioni che il bambino acquisisce un’adeguata percezione del pericolo oltre che la percezione dei propri limiti corporei.

No al girello è, per così dire, dannoso anche sul piano relazionale. Al giorno d’oggi le mamme e i papà sono spesso presi da ritmi di lavoro sempre più serrati cui magari si aggiungono difficili situazioni familiari come il disaccordo fra i genitori o un anziano a carico da seguire ed è ovvio che si cerchi il come e il dove si possa guadagnare del tempo per occuparsi delle faccende domestiche e altro. Il girello diventa un ripiego, un posto dove sistemare il bambino…intanto che…. Ma Il tempo recuperato dalla soluzione girello, viene tolto a quello della relazione tra il bambino e la mamma o il papà, o i nonni Il girello avrà pure una funzione di contenimento ma non può sostituire il contatto fisico espressivo affettivo ed emozionale con le figure parentali che per il bambino sono, come abbiamo detto all’inizio, una parte fondamentale e gratificante nel suo agire dal gattonare al camminare

Il fatto che il bambino inizi a camminare precocemente, rende orgogliosi i genitori, che al contrario possono andare in ansia quando il cammino tarda a comparire. Ricordiamo che i fattori che influenzano questa tappa sono davvero molteplici, per esempio se il bambino si sposta sul sedere anziché gattonare, poiché questo spostamento gli garantisce già la possibilità di avere le mani libere, potrebbe iniziare a camminare più tardi.

Per concludere, poiché ogni bambino risponde a ritmi personali nella sua maturazione verso lo stare in piedi e camminare, non bisogna farsi prendere da ansie e allarmismi perché “ancora non cammina”, tuttavia bisogna guardarsi anche da superficiali rassicurazioni. Nel caso in cui osserviate il cammino in punta o incrociando le gambe, rigidità dei movimenti, ipotonia o ipertonia o scarsa coordinazione già alla fine del primo anno di vita e, soprattutto, se a 18 mesi non è ancora comparso il cammino, si rende necessaria un’analisi dettagliata ed un esame neuropsicomotorio completo.

 

Dott.ssa Ilaria Palvarini (Psicomotricista a Mantova)

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

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